S V B T E R R A N E A
A Roma,
capitale dell'impero,
era stata costituita sin dal I secolo d. C. una complessa organizzazione per la produzione
degli spettacoli anfiteatrali. Vi era la Ratio a Muneribus, una specie di
ministero dei giochi, che aveva il compito di organizzare le cacce e i munera.
I pegmata, le macchine che apparivano sull'arena dai sotterranei e si
dispiegavano per creare uno scenario in pochi istanti, erano realizzati lì accanto (dai
tempi di Vespasiano sino ad Adriano), nel Summum Choragium, posto lungo la Via
Sacra. Quando quel luogo fu destinato al grandioso Tempio di Venere e Roma il Choragium
fu trasferito non distante, presso il Tempio di Iside e Serapide, lungo l'odierna via
Labicana.
Poiché a Roma i munera erano offerti
dall'imperatore o da alte cariche come il praefectus urbi, erano particolarmente
sontuosi e coinvolgevano un gran numero di persone tra bestiarii, gladiatori ed
inservienti, per non parlare delle centinaia di animali che in certe occasioni venivano
massacrati nelle cacce.
Vi era poi la preparazione delle parate ed il montaggio di apparati scenici, oggi diremmo
"in tempo reale". Si pensa che le scenografie preparate nel Choragium
prima del suo trasloco (quando ancora era nella zona del Tempio di Venere e Roma) fossero
trasportate sotto l'arena tramite un passaggio sotterraneo, e fatte emergere direttamente
dal basso tramite grandi aperture nel piano di legno.
Negli ipogei doveva pertanto svolgersi buona parte della preparazione degli spettacoli,
con centinaia di persone che lavoravano contemporaneamente a diversi compiti. I muri di
mattoni che si vedono adesso dentro l'arena avevano lo scopo di sostenerne il pavimento
ligneo e di separare i locali necessari alla preparazione degli spettacoli.
E' molto difficile oggi capire quali
fossero le specifiche funzioni dei locali sotterranei, ma sicuramente vi erano zone
riservate agli animali feroci prima che uscissero all'aperto, e sono evidenti le tracce di
veri e propri ascensori che facevano salire le bestie (e forse non solo esse) sino a
botole poste tutt'intorno all'arena.
Non parliamo poi degli apparati scenici, che probabilmente dovevano essere semoventi, per
poter prima essere trasportati nei sotterranei e poi carrucolati lungo rampe e dispiegati
nell'arena da piattaforme mobili disposte nell'area centrale. Possiamo solo immaginare
l'attività frenetica che si svolgeva lì sotto nei giorni degli spettacoli, negli stretti
corridoi, in un'oscurità appena rischiarata da fiammelle, col clamore degli spettatori
lassù, l'odore ed il frastuono delle bestie e degli uomini, la preoccupazione di far sì
che tutto fili liscio, come in un circo di enormi dimensioni.
Le opere murarie dei sotterranei furono realizzate circa 10 anni dopo l'inaugurazione
dell'anfiteatro; si ritiene che prima della loro costruzione, risalente all'epoca
domizianea, l'arena si potesse riempire d'acqua per tenere delle naumachie. Restano
infatti alcune tracce delle "chiuse" necessarie per bloccare il deflusso
dell'acqua ed allagare l'arena, e si pensa che le navi venissero preparate in due locali
sotterranei, i due corridoi obliqui a destra e a sinistra del corridoio centrale, che sono
stati infatti ribattezzati "darsene" dagli studiosi. Lugli (L'Anfiteatro Flavio)
sostiene che la pratica delle naumachie fu poi abbandonata per via delle complicazioni
necessarie per rendere l'arena a prova d'acqua sino ad una altezza sufficiente (1,5 m) per
far galleggiare le navi. A questo si può aggiungere il fatto che a Roma vi erano bacini
ancora più vasti del Colosseo appositamente dedicati a questi spettacoli.
La visita
Dopo la riapertura al pubblico, che ora (dicembre 2011) è sospesa a causa
dell'allagamento dei sotterranei dello scorso 20 ottobre, ho potuto visitare questi spazi
ed il 2° e 3° piano con una visita guidata condotta dalla Dr.ssa Valentina Mastrodonato,
che ringrazio vivamente per la competenza e la disponibilità.
Si accede ai sotterranei dalla scala posta lungo l'asse maggiore nella zona NO dell'anfiteatro (il c. d. sperone Stern), e ci si ritrova nei locali "di servizio" posti sotto la Porta Libitinensis, ove era il corridoio sotterraneo che conduceva direttamente al Ludus Magnus. Seguite la visita con le foto che ho potuto scattare in quell'occasione. Il punto di ripresa delle foto è segnalato nella mappa dei sotterranei (qui a destra completa ed in dettaglio. Cliccate sulle immagini per aprirne di maggiori dimensioni.
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| 1 - Volta del corridoio centrale | 2 - Corridoio |
La volta in foto 1 è quella del corridoio
centrale da cui si accede ai sotterranei, che appare nella foto 2. E' visibile la recente
parziale ricostruzione del pavimento dell'arena, in legno.
Le opere murarie del sotterraneo sono molto ben conservate, anche perché nel V-VI secolo
d. C., probabilmente anche a causa del cessato funzionamento dei condotti di scarico
dell'acqua i sotterranei vennero interrati e rimasero così seppelliti sino alla fine del
XIX secolo, quando dopo grandi sforzi furono riportati alla luce.
Si scoprì allora che i muri sottostanti all'arena risalgono in effetti al I secolo d. C.
nel loro primo impianto, con numerose aggiunte e rifacimenti nel II e nel III secolo.
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| 3 - Attacco di argano nella "Darsena" | 4 - Porta alla "darsena" di Sx |
La foto 3 mostra uno degli attacchi bronzei degli argani incassati nel pavimento dei due
corridoi obliqui posti a destra e sinistra del corridoio centrale (le c.d.
"darsene"). Ogni corridoio ha una serie di questi attacchi (segnalati nella
mappa con i cerchietti verdi) che probabilmente servivano a movimentare gli apparati
scenici e/o all'apertura e chiusura di botole. Notare il pavimento di mattoni (c. d. opus
spicatum). La foto 8 mostra un altro di questi attacchi.
La porta in foto 4 conduce alla cosiddetta "darsena", ove erano preparate le
"navi" per le naumachie nella fase detta "prearena" precedente la
costruzione degli ipogei in muratura che oggi è possibile vedere.
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| 5 - La "darsena" | 6 - Corridoio |
La foto 5 mostra l'infilata degli attacchi degli argani nella "darsena". La 6 mostra il corridoio della foto 2 nel senso opposto. I blocchi di travertino appaiono ancora sorprendentemente come nuovi.
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| 7 - Canale di scolo | 8 - Attacco d'argano |
Sotto il corridoio delle foto 2 e 6 vi è (foto 7) una canalizzazione per il deflusso
delle acque, che almeno quel giorno erano particolarmente limpide. Abbiamo appreso che un
problema di sicurezza per i visitatori è posto dalla lentezza del deflusso delle acque
piovane; il piano dei sotterranei può allagarsi in caso di forte pioggia - come è
recentemente accaduto - ed il livello dell'acqua sale sino a livelli potenzialmente
pericolosi per le persone. Anche per questo le visite ai sotterranei sono sospese in caso
di forte maltempo. La foto 8 mostra un altro attacco per gli argani di manovra.
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| 9 - Vista dal basso | 10 - Plastico dell'interno |
Una parte del pavimento dell'arena, come si è detto, è stato ricostruito in legno. Quando se ne esce questa è la veduta (foto 9), che mostra il corridoio centrale tra i muri che un tempo sostenevano l'impiantito dell'arena e dividevano i sotterranei in zone specifiche per le varie attività che si svolgevano là sotto.
Un plastico (foto 10) riproduce la parete
dei sotterranei dell'arena nella fase precedente la costruzione degli ipogei domizianei,
contraddistinta da nicchioni che vennero concepiti assieme alle fondamenta
dell'anfiteatro. E' in questa fase che l'area dell'arena era riempita d'acqua, come fosse
una grande vasca. Questo fu possibile nel periodo tra l'inaugurazione (80 d.C.) e la
costruzione dei muri ipogei in età domizianea. Durante questa fase iniziale (detta di
"prearena") era possibile costruire un piano per i combattimenti gladiatori e le
cacce innalzando velocemente una struttura mobile costituita da pilastri e travi in legno,
le cui tracce sono state individuate in occasione degli scavi del 1998-1999.
Sopra le nicchie appare, in bianco, il podium, lo spazio riservato alla classe senatoria,
e nella sezione laterale si può scorgere il passaggio di servizio posto dietro di esso,
che riceveva luce da strette fessure verticali.
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| 11 - Capitelli | 12 - Graffiti degli spettatori |
La foto 11 mostra due tipi di capitelli
delle colonne che sostenevano la copertura del maenianum summum (l'ultimo piano della
cavea) ritrovati in tempi moderni nell'anfiteatro. Sono di due tipi: a sinistra quello
severiano, più antico e più elaborato, risalente al restauro del Colosseo dopo
l'incendio del 217 d. c., e a destra quello più recente - probabilmente risalente al V
secolo.
La foto 12 mostra dei graffiti ritrovati su un blocco di pietra: due gladiatori in
combattimento ed un felino all'attacco. Si tratta di disegni estemporanei fatti dagli
spettatori.
Dopo la visita ai sotterranei siamo saliti al secondo e al terzo piano, da dove si gode un
meraviglioso panorama (13, 14, 15, 16) verso l'arco di Costantino e via dei Fori
Imperiali.
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| 13 - Panorama 1 | 14 - Panorama 2 |
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| 15 - Panorama 3 | 16 - Panorama 4 |
Anche la visione dall'alto degli spazi interni (17, 18, 19 e 20) è stupenda: si apprezza tutta l'ampiezza della cavea.
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| 17 - Interno 1 | 18 - Interno 2 |
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| 19 - Interno 3 | 20 - Interno 4 |
Consiglio a tutti di prenotare ed effettuare la visita, anche chiamando il n. 06 39967700 per informazioni.





























